Giorni

01 Marzo 2005

Pesce!
Il pesce, mai di lunedì, ma il martedì già va bene, questo poi è decisamente fresco ;-)
Credo che marina lo abbia pescato nell'acquario di Monaco...



In un modo che mi è difficile capire, vuole essere un contributo/risposta al lungo dialogo che lei e Cristina hanno portato avanti sulla pagina dedicata al librodi Marina. Voi ci capite qualche cosa?


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Ma devo spiegare tutto? E i signori Altri (Alteri compreso) non devono anche loro impegnarsi un po’, sforzarsi di capire il senso delle cose che ci scriviamo? Se l’interesse c’è e se chi scrive non è particolarmente oscuro (suddette signore del web non lo sono, credo), accade o dovrebbe accadere di capire. Diciamo che la chiave è contenuta tra i commenti degli ultimi post sul mio blog, prima di Calvino, forse non ti sei aggiornato; a favore di qualche passeggiatina postprandiale dalle tue parti nei boschi di cemento. Fai bene, tranquillo, purché però ci torni dopo. Tanto, il segreto NON te lo rivelo (not me!) e anzi, per tenerti i neuroni in allenamento, eccoti un’altra tranche di mistero ittico (a noi piace ;-)) dalle mie torbidissime acque, questa immagine. A dopo il commento.
C.

Un luccio con un anello in bocca... Questo no, non è affatto strano,carissima Sherazade...

il luccio di cristina mi fa pensare al libro di Todde "L’occhiata letale" (Frassinelli) dove per occhiata si intende un pesce. si parla di un pesce che s’è mangiato un diamante che apparteneva a un tesoro perduto, di vari delitti e controdelitti, di un ragazzino che cresce e di una sardegna d’altri tempi. libro abbastanza interessante.
Cristina ha ragione. Parte della mia risposta è sul suo blog. Lo spunto è stato Calvino di cui vorrei citare un passo che mi sembra interessante "scriviamo per rendere possibile al mondo non scritto di esprimersi attraverso di noi... dall’altro lato delle parole c’è qualcosa che cerca di uscire dal silenzio, di significare attraverso il linguaggio, come battendo colpi su un muro di prigione".
Vi saluto per qualche giorno, vado nelle vicinanze di Belluno, in una villa veneta dove c’è un week- end a base di mostre, intrattenimenti culturali e gastronomici(e dove sarà presentato anche il mio libro). sperando che la neve non ci blocchi
A presto

Marina

La fotografia del pesce misterioso faceva parte, assieme ad altre, di una campagna pubblicitaria che la Pomellato aveva affidato un po’ di tempo fa al noto fotografo milanese Gianpaolo Barbieri (quello del caffè Illy, per intenderci) per la promozione dei propri gioielli, assolutamente distinti - pare - come design e qualità. Per la mia finanza perennemente in passivo, ma anche per un motivo di scelta, i miei contatti con le materie prime preziose sono davvero minimi se non addirittura inesistenti (diamonds: are they really women’s best friends???) e quindi anche le mie competenze nel campo dell’apprezzamento. Ma alcuni di quei gioielli, sottilissimi e leggeri, li ho trovati veramente leggiadri e – la cosa più importante - ho potuto ammirare la bellezza delle fotografie di Barbieri, molte delle quali in b/n., esaltate dalla musica di sottofondo e sc! andite qua e là da citazioni mirate di Gaughin; Gaughin che della wilderness aveva creato un intero mondo (e modo) artistico.

Per lavorare sul progetto e a stretto contatto con la wilderness, la natura selvatica e in particolare il mondo marino, i suoi magnifici ambienti e la fauna, Barbieri si era dovuto trasferire per un periodo alle Seychelles, luogo di ambientazione della maggior parte delle immagini che - a progetto concluso – sono state poi esposte nelle sale della Triennale a Milano in contemporanea alla mostra di Warhol. Infatti, mi ero ripromessa di presentare sul blog anche questa mostra minore, ma interessantissima e intitolata non casualmente ‘Innatural’, poi invece l’idea è andata perduta nella moltitudine delle tante altre che emergono, prendendo spunto dalle varie discussioni.

Quindi pesci, gamberi, molluschi e conchiglie che nuotano in mezzo ai coralli e indossano i gioielli Pomellato, addirittura un polipone con una collana di pietre preziose… Non s’era mai visto!

C.

Sempre sul più bello, te ne vai, Marina, possibile?? Ti auguro buona presentazione, non esagerare che poi esaurisci le parole! C.

04 Marzo 2005

Estate nelle Higland
A forza di sentir parlare di tempo brutto è finito per piovere anche dentro questo blog...
La foto qui sotto è stata scattata in Agosto nelle terre alte del nord della Scozia, uno splendido soggiorno fra paesaggi fantastici e gente la cui cortesia ha radici profonde. Siamo così abituati ad associare cortesia ed ospitalità al calore atmosferico del mediterraneo da stupirci se poi la troviamo in posti dove il sole brilla cinque o sei giorno l'anno. Eppure a pensarci bene è proprio dove il clima è pessimo che l'ospitalità ha le sue motivazioni più antiche e naturali.


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08 Marzo 2005

Sogni in scatola.
Quello che dobbiamo sapere, quello che dobbiamo pensare, quello che dobbiamo desiderare, quello che dobbiamo ricordare, chi dobbiamo amare
Come dobbiamo essere e come dobbiamo sembrare.


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Possono tentare tutto, sta a noi conformarci ai 'modelli', omologarci o meno. Siamo 'liberi', è la nostra condanna/salvezza. Pasolini - anche molti altri pensatori, ma lui in particolare - già negli anni '60 e molto profeticamente, parlava dell'omologazione, del conformismo come la piaga principale della nostra epoca. Vado a cercarti il brano, se riesco! Devo estrartelo dal Meridiano, bellissimo; non ricordo se è nelle Lettere Luterane o negli Scritti Corsari. Proprio per questo Pasolini era così inattuale allora ed estremamente attuale ora.Tutti dunque conformi a come si deve fare questo e l'altro... ma non sul modo d'Esserci però, no, mai! Deve salire direttamente da dentro. Basta cambiare questo infatti e tutto il resto segue.

...Non sarà un post in onore della donna, spero! ;-) C.

Certamente non ti sarà sfuggito che spesso sono gli altri, anche quelli che ci vogliono bene, che ci chiedono a gran voce di omologarci. Lo fanno per il nostro bene, almeno così credono. Forse sarebbe giusto fare uno sforzo per spiegarsi, ma sono così tanti e così sordi...
Niente post in onore della donna, sai cosa ne penso delle ricorrenze.

libertà, omologazione… mah…io sono d’accordo con cris sulla libertà dell’uomo. l’animale non sceglie (anche se gli occhi di certi animali ce la dicono lunga sulla loro umanità), l’uomo può farlo. certo la nostra società ci vorrebbe disciplinati consumatori produttori fruitori dei servizi che ci propina per il nostro bene (pseudoinformazione ambizioni di bassa lega ecc), ma sta a noi lo scarto. Mi verrebbe però da obiettare che dalle mie gattiche osservazioni ho potuto constatare che l’uomo non ama troppo la libertà. In tutte le società, e non solo nella nostra, ha sempre cercato di intrupparsi in un gruppo e di far propri i modelli di comportamento dello stesso.
Passando velocemente a un tema più ampio e più terribile, ricordo di aver letto tempo fa una recensione sull’ultimo libro di Hillmann che parla-udite!- del fascino che la guerra ha da sempre esercitato sull’uomo. Lungi dalle giuste cause, la guerra gli dà modo di rinunciare al pesante fardello di libertà personale e lì in mezzo agli altri, uniformandosi agli altri e dando sfogo ai suoi istinti peggiori, sente un piacere che non ha mai conosciuto. Eh sì il panorama umano è davvero terribile, ma pure… se dio non ha ancora fatto sprofondare questo mondo, in qualche modo lo capisco. È fantastico guardare il male e il bene intrecciati e l’uomo che si racconta le fiabe e questa vita insensata. A occhi spalancati nella notte anche il buio del male appare un’enorme luce da guardare e guardare…
marina

E io che ero partito con la televendita di un corpetto strizzapancia-scoppiazzinne! Beh così vanno queste cose, il bello è proprio questo...

Non confondiamo il desiderio di stare con gli altri, di essere accettati e di piacere con la tendenza all'omologazione e a seguire il branco. Sono, a mio parere, due cose distinte, che si possono intrecciare e sovrapporre, ma hanno aspetti differenti: un conto è cercare di conformarsi all'altro da se per comunicare, per condividere e convivere (anche per scopi pratici di sopravvivenza), altro è rinunciare pigramente alla propria individualità e capacità di lettura della realtà.

Credo che tutta la nostra generazione (anno più, anno meno) si sia interrogata a lungo sulle cause istintive delle guerre, quelle politiche ed economiche sono fuori controllo, sono argomento della storia: siamo animali di sociali (da branco), ma conserviamo l'aggressività istintiva del predatore carnivoro. La guerra, ha purtroppo, solide basi nella nostra istintività. Sarebbe compito della nostra componente evoluta tenere a bada certi istinti (se ne possono coltivare di migliori e più divertenti non credi? ;-))
Un ultimo commento sulla tua ultima frase:
Attenta a non fissare troppo a lungo i Palanthir, l'oscuro sire potrebbe scoprirti.

eh marcello, hai visto? solo cris e io potevamo trasformare una foterellina su un corpetto strizzatutto in un dialogo sui massimi sistemi :)) (e di più) :)
marina

Mi domando se sia un bene o un male... ;-)

E io mi domando cosa sono i Palanthir e chi è il misterioso sire che sta dietro e che potrebbe minacciare Marina!!! Non c'entra con corpetti, balconcini ecc. vero??? =(:-O (mi si sono rizzati i peli!) C.

Three Rings for the Elven-kings under the sky,
Seven for the Dwarf-lords in their halls of stone,
Nine for Mortal Men doomed to die,
One for the Dark Lord on his dark throne
In the Land of Mordor where the Shadows lie.
One Ring to rule them all, One Ring to find them,
One Ring to bring them all and in the darkness bind them
In the Land of Mordor where the Shadows lie.

Mi è capitato di sentire parlare lo stesso Hillman proprio sull’argomento/fascino della guerra un paio d’anni fa al Festival di Filosofia di Modena, quindi ciò che ci racconti non mi stupisce. Anche il nostro U.Galimberti non si discosta da questa tesi. Entrambi comunque hanno in comune un background junghiano e in molte cose tendono verso posizioni simili. L’articolo di Galimberti era comparso il 29 dello scorso gennaio su Donna di Repubblica (la rivista mi arriva il sabato assieme al giornale e la sfoglio principalmente per leggere il suo intervento) ed era intitolato ‘Malati di guerra’. Un bell’articolo. Per Galimberti non si tratta propriamente di un ‘piacere’ che l’uomo va ricercando nel senso di ‘vado a far la guerra per godere’, ma piuttosto dell’unica scelta in alternativa o di fronte alla morte. Dice testualmente:

“La guerra scatena la necrofilia e la lussuria più sfrenata, carica di una energia sessuale cruda e intensa che sa della voluttà autodistruttiva della guerra stessa, dove le uniche scelte sembrano la morte o lo scatenamento della sessualità. “Eros e Thanatos”, diceva Freud a proposito delle pulsioni primarie che in tempo di guerra esplodono sfrenate. Perché in guerra gli esseri umani diventano cose. Cose da distruggere o da usare per gratificazioni carnali. Quando la vita non vale niente, quando non si è più sicuri di sopravvivere, quando a governare gli uomini è la paura, si ha la sensazione che a disposizione rimane solo la morte o il fugace piacere carnale. Gli antichi Greci avevano capito che guerra e sesso sfrenato erano indissolubilmente uniti. Afrodite, dea dell’amore e moglie di Efesto, il dio zoppo che forgiava le armi e le corazze, di! venne amante di Ares, il dio della guerra, per il quale nutriva una passione perversa.”

Non so se nell’uomo esista un naturale istinto guerriero, non ne sono sicura. La pulsione di morte si esprime anche diversamente. Ma anche se lo fosse, come mai l’uomo civile non riesce a contenerlo come ha fatto con la sessualità e anzi ha strafatto? La nostra civiltà della barbarie ha mitizzato, ha persino istituzionalizzato la guerra conferendo medaglie ed ergendo monumenti ai caduti; solo a loro però; non ai sopravvissuti, ammalati di mente e di cuore a causa della guerra che ancora trascinano le loro ferite tra di noi, non certo ai suicidi; perché ciò “toglierebbe la maschera al mito della guerra” (e anche queste sono parole di Galimberti).

C.

Il post mancante:

Non mi è sfuggito, certo, ma perché mai questo nostro caro altro si carica della grossa responsabilità di agire ‘per il nostro bene’ (si sbaglia quasi sempre, è comprovato) e chi lo autorizza? Non siamo forse in grado di farlo noi per noi stessi? e tuttavia non siamo ancora noi a chiederlo tacitamente o apertamente? (conformismo anche questo ad uno stereotipo relazionale micidiale e ad un’idea dell’amore sbagliata che ci deresponsabilizza delegando ad altri la realizzazione della nostra felicità).

Credo che noi – con tutto l’affetto e la cura possibili per un altro, e anche più di uno – possiamo e dobbiamo agire pensando solo al nostro essere autentici e veri, alla nostra apertura ad una cosa nuova, portatrice di valore e di positività; senza l’attesa (e ancor meno pretesa) che l’altro l’accolga subito o che aderisca in automatico, perché ciò potrebbe anche non accadere; non per mancanza d’amore, ma per i motivi più svariati, tanti - ogni età ha le sue insicurezze, i suoi conformismi ecc.

Voglio dire: se mammà vuole (ha bisogno di) essere omologata, lasciamola fare e vogliamole bene lo stesso.

Sul lavoro, spieghiamo l’omologazione – almeno per quanto riguarda il vestire, giusto per fare un esempio, tipo la solita grisaglia, la cravatta ecc. - come una menata necessaria, richiesta a tutti e quindi anche a noi. Non parlo di grandi compromessi con la nostra coscienza, ma di certi obblighi, stupidi e inutili, ma pur sempre obblighi. Non sarà la fine del mondo.

Il problema vero sorge nella sfera dei rapporti personali e intimi che vorremmo vivi e autentici, mentre il conformismo, si sa, li uccide e credo questa sia la tua obbiezione maggiore. Ok, il primo e il secondo paragrafo valgono anche per questi. In più, servirebbe qualche gesto di grande concretezza che mostri in modo tangibile all’altro che formalità e conformismo, che non sono che involucri, non bastano per contenere un rapporto che vive d’amore, che invece è essenza. Sperando che il messaggio arrivi... Se si ama è probabile, ma mai sicuro.

C.

P.S. Un commento scritto in risposta al primo di Marcello al suo stesso post.

Il post di Cristina è arrivato in ritardo per un disguido di e-mail, ho deciso però di incollarlo nella sequenza temporale con cui l'ho letto perchè voglio che questo blog segua il flusso dei miei pensieri e dei miei dialoghi.
Devo riconoscere, dagli esempi che hai fatto, che non è sempre facile capire quando stai cercando di omologare la persona e cui vuoi bene. Questo tipo di pressione è fatto, nella maggioranza dei casi, nella più perfetta onesta di sentimenti.

in un certo senso è vero. talvolta i danni peggiori vengono spesso fatti proprio da chi ci vuol bene (o presume di volerlo). insomma sul nostro bavagliolino dovremmo scrivere: non amateci(troppo) :) (ma chi sbaglia per eccesso sotto qualche profilo potrebbe anche essere perdonato. in fondo la sua stessa ingenuità lo scagiona). Come dicevano gli antichi è sempre questione di misura, di giusta moderazione. appppproposito... in questo periodo lo scorso anno mi preparavo per andare in grecia. quest'anno qua sto e sono stufissima :))
tu cristina vai in grecia?

marina

ps quanto all'omologazione, il buon seneca invitava a essere esteriormente simili agli altri, ma diversi nell'animo. mi sembra giusto. quanto all'apparenza possiamo fare delle concessioni. in fondo sono cose banali. è nel nostro animo che dobbiamo restare saldi e senza compromessi.

Sì, vado in Grecia, ma ...stufissima anch'io - non per la mia bella Grecia, ma per ciò che tra poco significherà per me (sgombero + ristrutturazione + vendita di appartamento spero finalmente) e che sarà il seguito dell'estate scorsa, la quale però e nonostante tutto ho potuto affrontare con spirito completamnente diverso; quest'anno mi manca quasi del tutto, sono cambiate le circostanze, pure io mi sento diversa... Volentieri dunque me ne starei in Italia, facciamo cambio? C.

Ehi, Marina, il post intitolato DUE sul mio blog era per te, lo hai visto?

16 Marzo 2005

Segnafilm: Sideways - In viaggio con Jack



Non vado spesso al cinema, mi piacciono le storie, ma preferisco un buon libro. Tuttavia domenica mi è capitato di vedere questo film e mi è piaciuto. Miles, aspirante scrittore, insegnante di letteratura per necessità, ha sulle spalle un matrimonio fallito e una crisi depressiva formato XXL. Ultimo sogno nel cassetto: riuscire a pubblicare il suo romanzo. Unica vera passione: il vino. Non che sia un alcolizzato, ma qualche volta ci va giù forte. Lo definirei un enomane. Jack, ex attore giovane di soap opera, amico di sempre e alter ego di Miles, sta per sposare una ragazza ricca. I due decidono di partire insieme per un viaggio di addio al celibato fra i vigneti della California. Miles spera di trasmettere all'amico la sua raffinata cultura enologica, Jack cerca le "ultime" scopate prima del grande passo. Durante il viaggio Jack avrà le sue scopate. Miles vedrà infrangersi il suo unico sogno, incontrerà l'amore e rischierà di perdere anche questo pur di tener fede alla sua amicizia con jack. Un film divertente, ma non banale, gli autori fanno ironia su tutto tranne che sull'amicizia e sull'onestà dei sentimenti. Alcuni scene dalla comicità piuttosto esplicita, non sono molto originali, ma sono ben dosate e gestite. Gli attori sono poco conosciuti, ma decisamente bravi. Purtroppo sta rapidamente sparendo dai nostri cinema. Il film ideale per sorridere delle nostre ansie e depressioni. Mi divertirei a raccontarvelo, ma non voglio rovinarvi la visione.


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23 Marzo 2005

Autogrill



Sosta in autogrill con lingerie gigante


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Cosa c'è sotto una donna comoda, sportiva e sexy? La lingerie giusta! Letto su Donna Moderna, ma non so se approvato. Possibile, dico possibile che le ricadute (positive o negative) della lingerie (giusta o sbagliata) siano così drammatiche sul pianeta donna?... Cosa pensano gli uomini??...

C.

29 Marzo 2005

Buon Gusto



Dalla vetrina di un negozio questo inno al buon gusto nell'abbigliamento.
Quasi, quasi preferisco le televendite. Meglio spendere per una guaina strizzapanza-gonfiatette oppure per questa bella stola di mammifero morto con occhi di strasse? Meglio la guaina, non c'è dubbio. Una guaina non uccide nessuno (a meno che non esploda).


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Fosse solo per il cattivo gusto, il danno sarebbe limitato. Il problema è tutto ciò che lo precede e lo legittima, e poi naturalmente quello che segue in termini di danni all’ecosistema; ma c’è anche un gravissimo danno morale e di coscienza nei confronti degli animali come esseri viventi indifesi, che non si può più trascurare e che merita la stessa attenzione. La crudeltà umana non conosce limiti di fronte all’interesse economico rappresentato da alcuni settori. In questo senso quello delle pellicce è uno dei più emblematici. Ultimamente il problema si è riproposto e non più solo in termini naturalistici, ma soprattutto etici e umani. I piccoli di foca che per la loro pelle soffice muoiono bastonati atrocemente sotto lo sguardo terrorizzato delle madri paralizzate e impotenti sono un esempio di crudeltà estrema, ma non credo che a visoni, ermellini o volpi (queste ultime molto meno pregiate, poverine) sia riservata una sorte/morte molto migliore, più decente o indolore.

Personalmente non amo le pellicce né chi le indossa. Non le ho mai amate, sognate, attese e nemmeno ricevute. Non solo come idea non mi garbano, ma nemmeno come estetica. Per me, chi le indossa è uno/a che va in giro avvolto/a in un cadavere. Qualcuno mi spieghi se è vero, ma forse è solo uno stereotipo - perché gli uomini trovano più sexy una donna nuda che indossa una pelliccia di una che ha addosso un maglione largo o qualcos’altro?

Detto questo, il problema non riguarda solo le pellicce, ovviamente. Dalla sede di Ginevra, il Fondo mondiale per la natura e il Wwf hanno identificato i dieci regali più dannosi all’ecosistema. Tra di essi, gioielli di corallo, pelli di coccodrillo, un determinato tipo di caviale, prodotti ricavati dalle tigri o le tigri stesse come animali domestici (!), avorio, molte specie di cactus ecc.

Scuoiare vivi i responsabili, non sarebbe ancora sufficiente.

C.